Plasma: risorsa strategica per la salute, ancora poco conosciuta
Plasma, una risorsa strategica per la salute pubblica e per la produzione di farmaci salvavita ma ancora poco conosciuta: solo 2 italiani su 10 sanno cosa sia e solo il 23% sa quale sia il suo effettivo utilizzo
Sette italiani su 10 sarebbero disposti a donare plasma nei prossimi 12 mesi se avessero maggiori informazioni sul suo utilizzo; la percentuale sale all’83% tra i donatori
Una ricerca dell’Istituto Piepoli commissionata da Takeda Italia evidenzia un forte divario tra la consapevolezza dell’importanza del plasma e il livello di informazione dei cittadini.
Informazione, semplificazione dei percorsi di donazione e organizzazione dei servizi sono leve decisive per rafforzare l’autosufficienza nazionale e la sicurezza del Servizio sanitario
Roma, 14 maggio 2026. Il plasma rappresenta una risorsa strategica per la salute pubblica, alla base della produzione di farmaci plasmaderivati salvavita utilizzati nel trattamento di malattie rare e gravi, ma rimane ancora poco conosciuto dagli italiani. È quanto emerge da una recente indagine condotta dall’Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia, presentata oggi a Roma nel corso dell’evento promosso su iniziativa del Vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè.
Secondo la ricerca, 7 italiani su 10 si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se avessero maggiori informazioni sul suo utilizzo; la percentuale sale all ’83% tra i donatori. In un contesto di crescente fabbisogno di farmaci plasmaderivati, questi dati sollevano un tema di sicurezza sanitaria che riguarda direttamente la capacità del Paese di garantire continuità di cura. Accanto all’informazione, emergono come decisive anche le leve organizzative: facilità di accesso ai centri, strumenti di prenotazione e servizi aggiuntivi risultano molto più rilevanti degli incentivi economici.
L’indagine1, realizzata a marzo 2026 su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana e su un campione di donatori, mostra come alla forte consapevolezza dell’importanza del plasma non corrisponda un livello di informazione adeguato. Il 95% degli italiani considera infatti il plasma una risorsa fondamentale per la cura dei pazienti, ma solo 2 cittadini su 10 sanno realmente cosa sia e solo il 23% si dichiara informato sul suo effettivo utilizzo. Anche tra i donatori, la conoscenza della filiera risulta spesso incompleta.
In particolare, solo 1 italiano su 3 sa che il plasma non può essere prodotto artificialmente, mentre 2 cittadini su 3 non sanno che una quota significativa del plasma utilizzato in Italia proviene dall’estero. Quando questa informazione viene resa esplicita, cresce in modo netto la percezione del rischio per i pazienti e per il Servizio sanitario nazionale, evidenziando una vulnerabilità strutturale che richiede attenzione.
“Gli italiani sanno che il plasma è importante, ma spesso non sanno bene a cosa serve e perché sia così prezioso. Forse proprio per questo, in tanti si dicono disponibili a donarlo, ma in pochi alla fine donano davvero. Insomma, serve più informazione: spiegare meglio il valore del plasma significa aiutare più persone a donare e rafforzare una risorsa essenziale per la sicurezza sanitaria del Paese”, ha dichiarato Livio Gigliuto, Presidente dell’Istituto Piepoli.
Dalla survey emerge con chiarezza che la criticità non risiede nella mancanza di disponibilità dei cittadini, ma nell’assenza di un’azione sistemica capace di informare, facilitare e attivare il sistema delle donazioni. Un passaggio fondamentale per aumentare la consapevolezza dell’importanza del plasma e consentire anche all’Italia di raggiungere e consolidare l’autosufficienza necessaria a rispondere al fabbisogno crescente di medicinali plasmaderivati.
Nel dibattito creatosi durante la presentazione della ricerca, è stato sottolineato anche il ruolo centrale delle istituzioni nella promozione della donazione di plasma come responsabilità pubblica.
“Il tema del plasma chiama direttamente le istituzioni a una responsabilità verso la sicurezza sanitaria del Paese. Garantire l’autosufficienza significa proteggere la continuità delle cure e ridurre vulnerabilità che oggi incidono sulla resilienza del sistema. È necessario agire in modo coerente con le indicazioni europee sui medicinali critici, che richiamano gli Stati membri a presidiare e rafforzare le filiere strategiche per la salute pubblica”, ha dichiarato Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei deputati e promotore dell’evento.
“I dati mostrano che la disponibilità dei cittadini alla donazione è già significativa. La priorità è trasformarla in un comportamento concreto e stabile, attraverso informazione capillare, semplificazione dei percorsi e piena accessibilità ai servizi. Rafforzare la capacità operativa del sistema sanitario in questo ambito significa rendere la raccolta di plasma più strutturata, continua e sostenibile”, ha dichiarato Ugo Cappellacci, Presidente della XII Commissione Affari Sociali e Salute.
Garantire l’autosufficienza nazionale di plasma richiede scelte di policy coordinate, orientate al lungo periodo e integrate nella strategia complessiva di sicurezza del Servizio sanitario nazionale.
“La disponibilità di plasma è un fattore determinante per garantire terapie salvavita e continuità assistenziale, soprattutto per i pazienti con patologie rare e gravi. È necessario adottare un approccio sistemico che preveda interventi di breve, medio e lungo periodo, in grado di rendere la filiera più solida, sostenibile e meno esposta a dipendenze esterne”, ha affermato Francesco Carugi, Presidente del Gruppo Emoderivati Farmindustria (GEF).
Un ulteriore elemento chiave riguarda il luogo della donazione. Il centro trasfusionale ospedaliero è indicato come opzione preferenziale, a conferma del fatto che la donazione di plasma è percepita come un atto sanitario ad alta responsabilità, per il quale i cittadini ricercano un contesto strutturato e pienamente integrato nella rete dei servizi sanitari.
“Ogni carenza di plasma si traduce in un rischio concreto per i pazienti. Investire su informazione, educazione, accessibilità e qualità organizzativa dei servizi significa rafforzare l'esigibilità del diritto alle cure e ridurre le disuguaglianze. Come in ogni ambito del Servizio Sanitario pubblico, anche per la donazione le dimensioni della prossimità e della semplificazione nell’accesso al servizio possono produrre effetti positivi sulla disponibilità delle persone a donare”, ha sottolineato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità.
Nel complesso, la ricerca dell’Istituto Piepoli delinea uno scenario chiaro: il potenziale per aumentare la donazione di plasma in Italia è già presente. Informazione strutturata, accessibilità e organizzazione dei servizi possono consentire di trasformare questa disponibilità diffusa in una leva strutturale di sicurezza e resilienza per il Servizio sanitario nazionale, anche in relazione al ruolo essenziale dei plasmaderivati salvavita nel garantire continuità terapeutica ai pazienti.
Takeda
Takeda è un’azienda biofarmaceutica globale e leader di settore che collabora con gli Operatori Sanitari, le Associazioni di Pazienti e le Istituzioni per consentire l’accesso a farmaci innovativi, che fanno realmente la differenza nella vita dei pazienti. Takeda è in oltre 80 Paesi ed è presente nelle aree: gastroenterologia e infiammazione, malattie rare, terapie plasma-derivate, oncologia e vaccini (maggiori informazioni su www.takeda.com/it-it ).
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Bibliografia
1) Ricerca “La donazione di plasma in Italia: conoscenza, atteggiamenti e leve di attivazione” realizzata da Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia.