Takeda in gastroenterologia, un impegno confermato.

18 settembre 2019

Al via la prima edizione di OPEN Innovation, il bando per strutture ospedaliere e associazioni pazienti, lanciato in occasione dell’evento

“Open Takeda in GI – A new chapter in gastroenterology”

 Due giornate per celebrare l’esperienza pluridecennale di Takeda al fianco delle persone con malattie gastroenterologiche, riunendo associazioni pazienti, società scientifiche e Istituzioni

 

Roma, 17 settembre 2019 – Nuovi approcci terapeutici, impegno per migliorare la qualità di vita dei pazienti e innovazione tecnologica: da oltre 25 anni, Takeda è leader in gastroenterologia, posizione che quest’anno si conferma con il lancio di Open Innovation, bando rivolto a strutture ospedaliere, associazioni di pazienti, società scientifiche e enti no-profit. Il bando mette a disposizione risorse per l’ideazione e la realizzazione di iniziative di attenzione e gestione del paziente affetto da patologie del tratto gastro-intestinale, volte a migliorare la loro qualità di vita e quella dei caregiver.

Ricerca e Community sono le due categorie con cui si articola il bando: il premio Ricerca è destinato alle strutture ospedaliere e alle società scientifiche impegnate nella ricerca o in progetti di Digital Health.

Il premio Community è destinato invece alle associazioni pazienti e agli enti no profit che proporranno progetti di supporto al paziente e ai caregiver (accoglienza, assistenza, informazione e accompagnamento al piano terapeutico.

Le candidature possono essere presentate sul sito web www.takedaopeninnovation.com dal 18 settembre 2019 fino al 29 febbraio 2020 e saranno giudicate da una commissione di esperti.

Il bando è stato presentato oggi in occasione di Open Takeda in GI – A new chapter in gastroenterology, evento di due giornate (17 e 18 settembre) organizzato a Roma, in occasione del quale Takeda ha riunito associazioni pazienti, clinici, società scientifiche e rappresentanti delle Istituzioni con l’obiettivo di discutere e fare il punto sui più recenti cambiamenti e le novità che hanno interessato ed interesseranno l’area della gastroenterologia. Il contributo dei maggiori esperti ha permesso inoltre di indagare le sfide future, dall’area delle malattie rare al mondo delle terapie avanzate.

“Crediamo profondamente nell’importanza di creare occasioni di scambio di esperienze, informazioni e punti di vista tra professionisti della Salute, e per questo ci facciamo promotori di iniziative quali Open Takeda in GI.” - ha commentato Rita Cataldo Amministratore Delegato TakedaItalia – “L’evento è anche l’occasione migliore per presentare il bando OPEN Innovation, che consentirà a tanti talenti di lavorare in sinergia, mettendo a frutto innovazione terapeutica e tecnologica a beneficio dei pazienti e loro caregivers”.

L’evento testimonia l’impegno profondo dell’Azienda di ascoltare e comprendere appieno le esigenze dei pazienti e di tutti i principali interlocutori in gastroenterologia, ambito che annovera patologie come il reflusso gastroesofageo, che colpisce in Italia il 10-20% della popolazione, le malattie infiammatorie croniche intestinali, tra cui colite ulcerosa e malattia di Crohn, di cui soffrono oltre 200.000 persone, e la sindrome dell’intestino corto, condizione rara dovuta a un difetto congenito o alla rimozione chirurgica di parte dell’intestino, con ottocento pazienti in Italia di cui circa il 20% pediatrici. 

“Partecipiamo volentieri a iniziative come Open Takeda – A new chapter in GI, perché sono occasioni utili di confronto e dove il ruolo delle Associazioni Pazienti si rivela centrale per orientare la ricerca scientifica e sensibilizzare le Istituzioni.” – ha aggiunto Salvo Leone, Direttore di A.M.I.C.I. OnlusLa definizione di una rete sempre più strutturata di professionisti è in grado di fare la differenza per tutte le persone che convivono quotidianamente con le malattie gastrointestinali”.

Takeda ha da sempre apportato innovazione nell’area della gastroenterologia, fin dal 1991 quando rivoluzionò il settore introducendo in 90 paesi il primo inibitore di pompa protonica, inaugurando così una nuova generazione di farmaci per il trattamento di ulcera peptica e reflusso gastroesofageo. L’impegno dell’Azienda in quest’area ha permesso di raggiungere nuovi importanti traguardi e di mettere a disposizione nuovi farmaci specialistici innovativi in risposta a bisogni ancora non soddisfatti, come il primo farmaco biotecnologico a selettività intestinale, approvato per il trattamento di adulti con colite ulcerosa attiva o malattia di Crohn da moderata a grave, e la prima terapia a base di cellule staminali mesenchimali allogeniche per il trattamento delle fistole perianali complesse nei pazienti con malattia di Crohn.

Con l’acquisizione dell’irlandese Shire nel maggio 2018, Takeda ha ampliato la propria offerta e incluso nel portfolio un’importante opzione terapeutica per i pazienti con sindrome dell’intestino corto, patologia gastroenterologica rara. 

“La ricerca scientifica è alimentata dall’apertura verso nuovi stimoli e input che sinergicamente lavorano per lo sviluppo di nuove terapie, capaci di avere un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti – ha aggiunto il Prof. Alessandro Armuzzi, segretario della società scientifica IG-IBD – “queste occasioni di dibattito si rivelano preziose per toccare con mano gli effetti dei progressi raggiunti in laboratorio”.

Non solo terapie e sviluppo scientifico: nel corso dell’evento si è discusso anche del futuro della gastroenterologia a tutto tondo che “risiede in un moderno approccio integrativo dove il medico non si prende solo cura dell’organo malato, ma dell’individuo nella sua totalità, capendo in profondità il contesto in cui è cresciuto e vive – ha commentato Antonio Gasbarrini, Professore Ordinario di Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore. – “Le malattie infiammatorie croniche hanno origine da un conflitto tra psiche e sistema immunitario scatenato da stimoli esterni e sarebbe riduttivo il solo uso dei farmaci che lega necessariamente la persona alla malattia. Per questo, è importante che nel team di specialisti ci siano anche professionalità più trasversali come lo psicologo e il nutrizionista”.

L’evento è anche l’occasione per discutere di terapie avanzate (ATMP -Advanced Therapy Medicinal Product), che costituiscono ormai una realtà per il trattamento di gravi patologie ed una speranza sempre più concreta per molte altre.

Il termine ATMP include un gruppo eterogeneo di terapie, quali la terapia genica e l’ingegneria cellulare e tissutale che possono cambiare la vita delle persone. In uno scenario in continua evoluzione, le ATMP costituiscono ormai una realtà per il trattamento di gravi patologie ad oggi incurabili o su cui risultava difficile intervenire e il loro apporto è potenzialmente applicabile in un vasto ambito di aree terapeutiche – spiega Franco Locatelli, Professore di Pediatria all’Università Sapienza di Roma e Direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. – In questo settore l’Italia è all’avanguardia e punta a mantenere una posizione di primo piano grazie alla costruzione di centri di eccellenza e a piani di investimento e partnership pubblico privato per garantirne la sostenibilità.”